Giochi

I passatempi in natura, i giochi attraverso cui bambini e bambine s’intrattengono in relazioni ludiche con piante, erbe e fiori, sono la prima forma di conoscenza della biodiversità locale.

Ogni gioco è espressione della creatività collettiva con l’ambiente che ci circonda.

Squitàcc

Avano

Si tratta di uno “schioppetto” realizzato con un ramo di sambuco liberato dal midollo dove è inserito un altro ramo che avrà la funzione di grilletto per sparare palline di canapa. La particolarità dello squitàcc documentato in Valvarrone è che le palline sono due: una ben incastrata nella parte superiore del legno bucato e l’altra alla fine. La spinta del legno all’interno dell’incavo non solo “spara” la pallina ma, creando una camera d’aria interna al ramo, ne produce un vero e proprio scoppio.

GIOCHI CON I FIORI

Canneto Pavese

In primavera gli spazi verdi diventano campi di gioco, dove ogni fiore, con le caratteristiche che gli sono proprie, diventa occasione di passatempo. Soffiare la sfera lanuginosa che segue la fioritura del tarassaco, dispersa in innumerevoli piccoli paracadute con i semi, è di buon auspicio per la realizzazione dei propri desideri. Il suo gambo cavo consente di cimentarsi nell’uso della trombetta. I segreti nascosti in alcuni fiori come i boccioli di papavero, consentono ai bambini e bambine di sfidarsi in pratiche divinatorie: sarà un gallo, una gallina o un pulcino? Sarà un prete, una suora o un chierichetto?

ARCO E FRECCE

Barbianello

Il ramo del nocciolo è il legno tradizionalmente usato per costruire l’arco. La flessibilità dell’arbusto consente la sua curvatura, mantenuta in tensione da uno spago che collega i due estremi. Le frecce possono essere realizzate con rami sottili e dritti facilmente rintracciabili ai piedi di arbusti e piante durante la primavera o l’estate. Per rendere meno pericoloso questo gioco, venivano applicate delle palline di carta, legate con un pezzo di stoffa, sulla punta affilata della freccia.

CESTINO DI ERBE

Bovegno

Il gioco veniva realizzato in Val Trompia dalle bambine che utilizzavano le piante erbacee come la piantaggine che invadono campi, prati e qualsiasi spazio verde durante la tarda primavera e l’estate. La natura flessibile e resistente dei gambi rende queste piante particolarmente adatte ai giochi che prevedono l’intreccio come nel caso di piccoli cestini. Riempiti di fiori, i cestini erano venduti dai bambini lungo le strade ai villeggianti di passaggio.

IL CARDINALE

Barbianello

Il cardinale è un gioco di maggio, legato alla fugace ma diffusa presenza dei papaveri nei prati come nelle aree dismesse, in vigna come in parchi pubblici o tra le fessure dei marciapiedi. Il cardinale è una miniatura della figura ecclesiastica realizzata incastrando tra di loro due parti del papavero. Il bocciolo prima della fioritura diventa una tunica rossa su cui viene innestato il frutto del papavero, una capsula ovoidale che contiene i semi del fiore, che diviene la testa del cardinale.

LE MUCCHE

Cimmo

In Val Trompia, a Cimmo, la maggior parte delle famiglie aveva una “cascina”, a pochi km di distanza dalle abitazioni, dove si tenevano le mucche. In primavera ed estate i bambini che seguivano i genitori nel lavoro di accudimento delle mucche si costruivano delle piccole mandrie in miniatura utilizzando dei rami di frassino.

LA SCIGUéTA

Castione Andevenno

Il gioco della sciguéta, come suggerisce il nome, produce un suono molto forte e che ricorda il verso della civetta. E’ il tipico gioco connesso ai lavori agricoli stagionali: si realizza con un pezzo di tralcio di vite (da gemma a gemma) tagliato durante la potatura invernale. I papà e i nonni facevano le sciguète mentre potavano e le regalavano ai bambini che si sfidavano in battaglie sonore su chi riusciva ad emettere lo stridio più forte.

LA TROMBA CON IL GAMBO DI ZUCCHINA

Esino Lario

Il gambo cavo della zucchina, una volta inciso, viene usato per “suonare la tromba”. Praticando dei fori il suono può essere modulato per realizzare semplici composizioni.

CERBOTTANA CON SAMBUCO

Valle Scuropasso

La cerbottana è uno dei giochi più popolari, utilizzate soprattutto per battaglie “all’ultima bacca”. Infatti si usavano come proiettili le bacche di piante e arbusti, come gli acini di uva acerbi o, ancora meglio, le bacche che “fanno l’inchiostro”, come quelle del ligustro o del sambuco. “Posto che vai, piante e cerbottane che trovi”: mentre nella pianura mantovana per fare la cerbottana viene usata la diffusissima canna palustre, sulle colline argillose d’Oltrepò vengono usati i rami cavi del sambuco.

GIOCHI DA PRATO

Bovegno

La margherita è uno dei fiori che sono più utilizzati per giocare nei prati in primavera inoltrata. A Bovegno abbiamo documentato la realizzazione di un semplice “ombrellino” a partire da questo fiore comune. Un altro passatempo, condiviso con il resto della Lombardia e oltre, è suonare un filo d’erba (chi non ci ha mai tentato?). Infine il gambo di tarassaco viene usato per creare dei riccioli floreali che, applicati alle orecchie, diventano vistosi orecchini.

BAMBOLA DI MELIGA

Barbianello

Questo gioco veniva praticato quando ci si riuniva nelle aie per scartocciare il granoturco. Si trattava di un lavoro collettivo e che rinsaldava le reti di collaborazione attraverso la condivisione di gesti leggeri e ripetitivi accompagnati da racconti. La pannocchia diventava il gioco che teneva occupati i più piccoli: togliendo qualche chicco, la meliga diventava una piccola bambola dalle molteplici sembianze.

LA TROMBETTA E L’ORGNE

Valvarrone

La trombetta  è lo strumento a fiato più semplice che si può realizzare con la corteccia di un pollone di castagno. Infatti, sfilata la corteccia da un piccolo ramo di castagno e leggermente decorticata all’imboccatura, soffiandoci dentro diventa una vera e propria trombetta. Poteva essere inserita nell’orgne (il corno) e sostituita quando ormai era diventata secca e non suonava più. L’orgne è uno strumento a fiato realizzato con la corteccia di un pollone di castagno, incisa a spirale e riavvolta su se stessa fino a fare da cassa di risonanza a forma di cono. Era uno strumento usato quando si andava a pascolare per mandarsi richiami o messaggi in codice da una parte all’altra della vallata. L’orgne funziona fino a quando la corteccia è umida, oppure aggiungendo all’imboccatura, di volta in volta, una nuova trombetta. Grazie alla trombetta il corno poteva essere utilizzato per più tempo, diventando un po’ meno effimero.

SIOLéT

Valvarrone

I polloni del castagno, i rami di un anno  che crescono alla base della pianta e che di solito sono tagliati durante la potatura estiva, erano usati per la costruzione di fischietti che, con l’aggiunta di un paio di buchi, potevano diventare piccoli flauti. Era un gioco fatto soprattutto dai bambini che portavano il bestiame a pascolare e che quindi passavano lunghe giornate da soli.

VOLANO

Canneto sull’Oglio

Il volano veniva fatto nel momento della sgranatura delle pannocchie, anche questo un lavoro condiviso nelle aie tra famigliari, conoscenti e vicinato. I bambini usavano il tutolo, ciò che resta dopo la sgranatura della pannocchia che, equipaggiata di tre penne di piccione, diventava un perfetto volano per sfidarsi in gare di lancio o per osservare le sue evoluzioni circolari nell’aria.

Copricapo indiano

Esino Lario

I boschi diventavano i luoghi dove poter continuare le avventure western che si iniziavano a diffondere con fumetti e film. Le foglie del castagno, con grandi lamine che raggiungono i 20 centimetri e larghe 10, acuminate all’apice e seghettate al margine, diventavano delle perfette piume che, “cucite” tra loro con legnetti sottili, permettevano di realizzare un vero copricapo indiano.

CERBOTTANA E BOLLE CON LA CANNA

Canneto sull'Oglio

Le canne comuni o palustri, con il loro fusto lungo, cavo e robusto, diventano uno strumento privilegiato per i giochi che richiedono il passaggio dell’aria. Basta un sottile legno per liberarle completamente dai filamenti che rimangono attaccati alle pareti interne del fusto per rendere queste piante adatte sia al lancio di bacche-proiettili che alla creazione di bolle con il sapone.